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Decameron

Cangrande della Scala | Decameron, settimo racconto

cangrande della scala

Terminato il racconto di Emilia e terminate le risate, la parola passa a Filostrato. Questa storia ha come protagonisti Cangrande della Scala e il novellatore Bergamino.

PRIMO GIORNO | SETTIMO RACCONTO

Come già anticipato il protagonista del settimo racconto è messer Can della Scala, signore di verona cui la fortuna fu piuttosto favorevole e considerato uno dei più “magnifici” dall’epoca di Federico II al giorno della novella. Insomma, Cangrande della Scala decide di fare una festa in stile Grande Gatsby e invita un bordello di gente. Successivamente, senza motivo ci ripensa, risarcisce in parte coloro che sono venuti e li licenzia.

L’OSTINATEZZA DI BERGAMINO

Tra gli invitati solo uno, il novellatore Bergamino, non avendo ricevuto nulla finge di non comprendere la situazione e resta, sperando di ricavarne qualcosa di positivo. Nei giorni che seguono però nulla accade, Bergamino non viene chiamato a novellare e anzi continua a buttare soldi in pernottamento, cavalli servitori. Decide comunque di non partire, sentendosi in colpa in quanto nessuno lo aveva formalmente licenziato.

Inizia a pagare l’oste e i servitori con delle vesti che gli erano state donate per l’evento, dato che quest’ultimo non ha più ragion d’essere. Utilizza le prime due e indossa la terza, iniziando a consumarla e a quel punto si ritrova di fronte a Cangrande, intento a mangiare. Costui, quasi per schernirlo, chiede a Bergamino il motivo della sua evidente tristezza. Bergamino capisce che è giunta la sua occasione, e inizia un racconto nel racconto stile inception.

LA STORIA DI PRIMASSO

Narra dunque la storia di Primasso, un verseggiatore che si trovava a Parigi. Egli sentì parlare di un certo Abate di Cluny, che si diceva fosse il prelato più ricco della chiesa dopo il Papa. Ma cosa più importante, girava voce che non negasse mai cibo e aiuto a chi andava a visitarlo. Così prese tre pagnotte – confidando di trovare il bere lungo il cammino – e partì per recarsi al suo cospetto. Giunto a destinazione sporco e malconcio, per non si sa quale motivo indispettì l’abate, che tornò nella sua camera deciso a non fino alla dipartita di Primasso, deciso oltremodo a non sfamarlo. Quest’ultimo, non essendo in alcun modo informato che la sua presenza non era gradita, anziché andarsene iniziò a mangiare il pane che si era portato via. Mangiò dunque la prima pagnotta, la seconda e poi la terza.

Finché l’abate, riflettendo, si rese conto che il suo gesto era colmo di avarizia a inusuale. Si chiese perché Primasso avesse scatenato in lui tale reazione insolita, e volle sapere di più del verseggiatore. Scoprì dunque che l’uomo aveva fatto un lungo viaggio solo per conoscerlo e decise di ricompensarlo con cibo, doni, ricchezze e l’invito ad andare e venire in futuro senza farsi problemi, qualora lo desiderasse.

LA REAZIONE DI CANGRANDE

Al che Cangrande dalla Scala, sentita la storia, non si scompone. Sostiene di non essere mai stato uomo avaro e di non reputarsi tale, e per dimostrarlo dispensa Bergamino donandogli ricchi vestiti, soldi, un cavallo e l’invito ad andare e venire a suo piacimento. Proprio come l’abate con Primasso.

Morale della favola? Impara da Bergamino.

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