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Grammatica

Cos’è la Retorica | Spiegazione ed esempi

la retorica

La retorica – dal latino RHETORTCA (ARS), traduzione del greco rhetorikè (téchnè) – è l’arte del parlare e dello scrivere secondo regole, stabilite per la prima volta nell’antica Grecia e poi sviluppatesi successivamente nella cultura romana, medievale ecl umanistica.

Definizione

Oggi nell’uso comune il vocabolo retorica è adoperato spesso, con valore negativo, per indicare un modo di esprimersi artificioso, ornato, ampolloso, ma privo di contenuti validi; un modo di esprimersi capace di sedurre il pubblico con il suo aspetto esteriore.

COS’È LA RETORICA IN REALTÀ

In realtà la retorica è stata per secoli un elemento fondamentale delll’educazione dell’uomo. Infatti è stata concepita come arte di persuadere, di convincere: un obiettivo di primaria importanza per l’oratore, l’uomo politico, l’avvocato, il diplomatico e, in generale, per chi ha una vita pubblica. Al tempo stesso la retorica è stata considerata come “arte del bello scrivere“, essenziale quindi per prosatori e poeti.

Ai giorni nostri, dopo un periodo di oblio, la retorica – vista secondo nuove
prospettive, arricchita di nuovi metodi e tecniche – torna ad essere considerata come un aspetto di base della razionalità umana. Infatti già gli antichi si erano resi conto che accanto alla logica della dimostrazione (propria della filosofia, che tende alla ricerca della verità) c’è una logica dell’argomentazione (propria della retorica, che ricerca argomenti non certi né evidenti, ma soltanto probabili).

Insomma, da una parte c’è un discorso specialistico, formalizzato, settoriale,
proprio di ciascuna disciplina: un discorso che ricerca la verità. Dall’altra c’è la comunicazione retorica che, rivolgendosi ad uomini in carne ed ossa, deve far leva sui loro sentimenti, sui loro gusti, sulle loro abitudini: tutte cose che spesso non sono né logiche, né razionali, ma che hanno il potere – come si dice – di muovere il mondo.

DIFFERENZA TRA DISCORSO VERO E RETORICO

Con un esempio vediamo la differenza che corre tra un discorso vero e un discorso probabile. Se io dico:

Due più due fa quattro.

Questa è un’affermazione evidente in sé, che non ha bisogno di dimostrazioni; infatti si fonda su certi princìpi (quelli dell’aritmetica) che sono accolti come veri da tutti. Se invece dico:

La difesa della natura è un dovere per noi Italiani.

Asserisco qualcosa che può essere accettabile soltanto se sono state accolte certe premesse, le quali non sono verità inconfutabili, ma soltanto opinioni. Se voglio che la mia affermazione sulla difesa della natura sia accolta dal
mio interlocutore, devo convincere quest’ultimo con argomenti ben presentati, con un discorso ben costruito e solido, devo far leva sui suoi sentimenti oltre che sul suo raziocinio: insomma devo ricorrere alla retorica.

I TRE FINI DE “LA RETORICA”

Secondo i Greci e i Romani la retorica ha tre fini: docère (insegnare), cioè fornire argomenti razionalmente validi; movere (muovere) i sentimenti; delectare (dare diletto) a chi ascolta.

LE CATEGORIE GENERALI DE “LA RETORICA”

Gli antichi distinguevano tre categorie generali dell’oratoria: la giudiziale
(quella che si usa nei tribunali, per difendere o per accusare), la deliberativa (quella che si usa nelle assemblee, per procurarsi i voti, per combattere un avversario) e la epidittica (quella che serve per celebrare personaggi vivi o morti, quella che si usa nelle cerimonie: dal greco epideìknymi ‘dimostro’). A ben vedere si tratta di categorie valide ancora oggi: l’attività forense, la vita parlamentare, l’elogio di una persona o di un prodotto (la moderna pubblicità) sono aspetti fondamentali della nostra società.

Gli antichi distinguevano ancora tre generi che esprimevano altrettante finalità della retorica:

  • consigliare – sconsigliare,
  • lodare – biasimare,
  • accusare – difendere.

LE CINQUE PARTI DE “LA RETORICA”

Inoltre la retorica veniva tradizionalmente divisa in cinque parti:

  1. l’inventio (invenzione): la ricerca delle “cose”, degli argomenti che devono essere usati da chi parla e da chi scrive;
  2. la dispositio (disposizione): l’ordine in cui devono essere disposti gli
    argomenti; per esempio l’ordine può essere “naturale”, cioè normale dal punto di vista logico, oppure può essere “artificiale”, cioè organizzato in modo da sorprendere e stupire chi ci ascolta;
  3. la elocutio (dal latino LOQUI ‘parlare’): l’espressione delle idee mediante le figure del linguaggio; cioè scegliere le parole e il modo di combinarle (per certi aspetti, si tratta dell’insegnamento più importante della retorica);
  4. l’actiodizione, recitazione‘ (dal lat. AGÈRF, ‘agire’): per chi parla in pubblico è molto importante il modo di pronunciare il proprio discorso, sono molto importanti gli atteggiamenti, i gesti; questi fattori sono tornati di grande attualità nel nostro tempo quando la televisione (e gli altri mezzi di registrazione per audio e/o per video) hanno reso possibile la trasmissione a distanza della voce e dell’immagine;
  5. la memoria: il tenere a mente le cose che si debbono dire; un aspetto
    importante per gli oratori del passato; meno importante per l’oratore di oggi, che può giovarsi di vari mezzi per conservare testimonianze, documenti, dati ecc.

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