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EditoriaGrammatica

Il testo narrativo | Caratteristiche ed esempi

testo narrativo

II testo narrativo racconta un fatto che si svolge nel tempo e ha per protagonisti una o più persone.

definizione

Esempi di testi narrativi letterari sono i romanzi, i racconti, le fiabe, le novelle. Esempi di testi narrativi non letterari sono le cronache giornalistiche, le corrispondenze degli inviati speciali, le cronache storiche, le biografie e le auto biografìe, le relazioni di viaggio.

Non bisogna però pensare alla narrazione come ad un’attività di esclusivo appannaggio degli scrittori di professione (romanzieri, storici, giornalisti): il racconto orale è infatti una delle attività più antiche dell’uomo e più comuni nella comunicazione quotidiana. Gli scopi che ci spingono a narrare un evento sono molteplici: intrattenere il nostro uditorio, informare qualcuno, giustificare un nostro comportamento ecc. Esaminiamo le caratteristiche di base del testo narrativo attraverso l’analisi di un breve racconto.

CARATTERISTICHE DEL TESTO NARRATIVO


Io e Carlo, il mio compagno di banco, avevamo deciso da alcuni giorni di fare una passeggiata nelle vie del centro cittadino per distrarci e riposarci dopo le fatiche della scuola. L’appuntamento era per sabato pomeriggio di fronte a un negozio di abbigliamento che entrambi conoscevamo: di lì avremmo cominciato il nostro giro.

Carlo arrivò per primo: lui è sempre puntuale. Io invece, per un motivo o per l’altro, arrivo sempre un po’ tardi. Indossava una camicia e un paio di jeans, mentre io, come al solito, ero in giacca e cravatta. Non appena fui sceso dall’autobus, iniziai a fare grandi gesti verso di lui, per scusarmi. Lui rispose ai miei gesti con un sorriso; poi aggiunse: «L’ho sempre detto che non sei puntuale».

Dopo i saluti passeggiammo parlando dei prossimi esami. Dopo una sosta nel negozio dei dischi e un giro per le vetrine, finimmo nella solita pizzeria a mangiare qualcosa.

Testo narrativo

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La storia è inserita in un tempo (un sabato pomeriggio) e in un luogo (il centro cittadino) precisi, noti al lettore fin dalle prime righe. Nei testi pragmatici le indicazioni necessarie a ricostruire il dove e il quando sono obbligatorie; nei testi letterati tali informazioni possono essere implicite (sta al lettore individuarle attraverso gli indizi disseminati nel corso della narrazione) o volutamente indeterminate (si pensi al c’era una volta in un regno lontano delle favole). Il fattore temporale è comunque fondamentale nella strutturazione dei testi narrativi, caratterizzati dalla presenza di frequenti indicatori temporali (per primo, non appena, poi, dopo), che precisano la successione in cui si sono svolti i fatti, la loro durata, ed eventuali salti temporali nella narrazione.

TEMPI VERBALI DEL TESTO NARRATIVO

I tempi verbali più usati per la narrazione sono quelli del passato. Essi svolgono differenti funzioni narrative, che dipendono dalle caratteristiche aspettuali: i tempi perfettivi (passato remoto e passato prossimo), che indicano un’azione puntuale e conclusa, servono per rappresentare le azioni (arrivò, rispose, aggiunse, passeggiammo), i tempi imperfettivi (imperfetto e trapassato prossimo), che esprimono una durata, sono usati per descrivere l’antefatto (l’appuntamento era per sabato pomeriggio) e le descrizioni (indossava una camicia e un paio di jeans, mentre io, come al solito, ero in giacca e cravatta), cioè i particolari di contorno all’azione.

NARRATORE INTERNO O ESTERNO


La struttura di base di un testo narrativo può subire numerose variazioni, che permettono all’autore di porre in risalto aspetti diversi della vicenda, di vivacizzare il racconto, di stimolare l’attesa del lettore-ascoltatore. Per esempio, gli eventi possono essere raccontati da un narratore interno (il protagonista o un altro personaggio), come avviene nel nostro esempio, o da un osservatore estraneo ai fatti (il cosiddetto narratore esterno).

ORDINE DEGLI EVENTI


Un’altra possibilità di variazione riguarda l’ordine con cui sono presentati gli eventi: nel nostro racconto si è seguito l’ordine naturale (o diretto) in quanto vi è coincidenza tra la successione dei fatti e l’ordine in cui sono narrati; per movimentare la narrazione si può alterare in tutto o in parte tale corrispondenza ricorrendo a un ordine artificiale. Proviamo ora a riformulare il nostro racconto, cambiando due parametri: il punto di vista (passeremo dal narratore interno a quello esterno) e la successione degli eventi narrati (l’ordine naturale sarà sostituito da un ordine artificiale).

Carlo e Luigi hanno deciso da alcuni giorni di fare una passeggiata nelle vie del centro cittadino: vogliono distrarsi e riposarsi dopo le fatiche della scuola.

A tal fine i due giovani si sono dati appuntamento per il sabato pomeriggio di fronte a un negozio di abbigliamento che entrambi conoscono: di lì cominceranno il proprio giro. Il programma non è ancora stato definito; ma si può scommettere che dopo una sosta nel negozio di dischi, dopo essersi soffermati davanti a parecchie vetrine, i due amici finiranno come al solito in pizzeria. Lo faranno sicuramente.

Il primo ad arrivare è Carlo: è un ragazzo molto alto e magro e indossa un paio di jeans e una camicia. Lui sì, che è sempre puntuale. L’altro invece, con una scusa o con l’altra, arriva sempre un po’ tardi. Ma eccolo finalmente: è sceso dall’autobus e ha cominciato a fare grandi gesti all’amico, come per scusarsi. Lo spilungone risponde ai gesti con un sorriso; poi aggiunge: «L’ho sempre detto che non sei puntuale”.

Luigi è un ragazzo di media statura, ben piazzato e robusto. Indossa giacca e cravatta, come sempre. Il ritardatario ama l’eleganza e lo sport. Carlo ama la musica jazz. Ad entrambi piace parlare di cinema.

Ora passeggiano parlando in fretta. I prossimi esami sono il tema della loro conversazione. I due studenti frequentano la stessa scuola, la stessa classe. E naturalmente sono compagni di banco.

Esempio rimodulato

Il passaggio dal narratore interno a quello esterno impone di modificare gli elementi deittici, quelli cioè che hanno la funzione di mettere in rapporto l’enunciato con le coordinate spazio-temporali della vicenda narrata: i pronomi personali, le desinenze verbali, gli avverbi di luogo e di tempo, i tempi verbali. La narrazione esterna permette inoltre di guardare in modo più distaccato agli eventi narrati, inserendo giudizi sui protagonisti o commenti di altra natura. L’ordine della narrazione nel testo 2 è artificiale, perché nel secondo capoverso si inserisce una previsione su come andrà a finire la passeggiata dei due amici.

ALTRI ESEMPI NEL TESTO NARRATIVO


Vediamo ora altri due esempi di ordine artificiale. La narrazione può iniziare in medias res (cioè nel bel mezzo dei fatti) e poi procedere a ritroso, con la descrizione dell’antefatto:

Carlo arrivò per primo: lui è sempre puntuale. Io invece, per un motivo o per l’altro, arrivo sempre in ritardo. Indossava una camicia e un paio di jeans, mentre io, come al solito, ero in giacca e cravatta. Non appena fui sceso dall’autobus, iniziai a fare grandi gesti verso di lui, per scusarmi. Lui rispose ai miei gesti con un sorriso; poi aggiunse: «L’ho sempre detto che non sei puntuale».

Ci eravamo dati appuntamento per sabato pomeriggio di fronte a un negozio di abbigliamento che entrambi conoscevamo per fare un giro in centro. Dopo i saluti passeggiammo parlando dei prossimi esami. Dopo una sosta nel negozio dei dischi e un giro per le vetrine, finimmo nella solita pizzeria a mangiare qualcosa.

o addirittura può iniziare dalla fine e procedere a ritroso:

Eravamo di nuovo finiti nella solita pizzeria dopo un pomeriggio passato a girovagare per il centro. Carlo era arrivato puntuale all’appuntamento; io, come al solito, con un po’ di ritardo…

ANALESSI E PROLESSI

Il procedimento con cui si interrompe la narrazione per raccontare fatti avvenuti in precedenza si chiama analessi (dal greco anà ‘di nuovo’ e lèpsis ‘il prendere’) o, con un termine preso in prestito dal linguaggio cinematografico, flash-back (cioè ‘immagine all’indietro, retrospezione’). Un noto esempio di analessi è la storia di Gertrude, che occupa i capitoli IX e X e dei Promessi Sposi; più in generale diremo che il ricorso a questa tecnica si rende necessario per far conoscere al lettore particolari essenziali alla comprensione della storia quando, come nei nostri testi 3 e 4, il racconto inizia in medias res o dalla fine.

Più raro appare il procedimento inverso, denominato prolessi (dal greco prò ‘prima’ e lèpsis ‘il prendere’), che consiste nell’anticipazione di un avvenimento. Il secondo capoverso del testo 2 rappresenta, sotto la forma della previsione, un esempio di prolessi. Il ricorso a procedimenti di inversione dell’ordine naturale connota in genere testi narrativi elaborati, come quelli letterari.

Soffermiamoci ora dettagliatamente sugli strumenti di coesione testuale, cui si è prestata particolare attenzione nella redazione del testo 2. I procedimenti che assicurano al testo la coesione sono la:

  1. Ripetizione degli stessi nomi propri (Carlo nel I, nel III e nel IV capoverso; Luigi nel I e nel IV);
  2. Sostituzione dei nomi propri mediante pronomi (Carlo = lui, Luigi = l’altro, Carlo e Luigi = entrambi); cfr. anche l’espressione avverbiale di lì = di fronte al negozio;
  3. Sostituzione dei nomi propri mediante nomi comuni che qualificano (e classificano) i primi: Carlo e Luigi = i due giovani = i due amici = i due studenti;
  4. Oppure infine la sostituzione mediante nomi che indicano un tratto o una caratteristica del protagonista, i quali sono stati già esposti prima in modo analitico: un ragazzo molto alto e magro = lo spilungone, L’altro… arriva sempre un pò ‘ tardi = il ritardatario.

La sostituzione del tipo 2 serve soltanto ad evitare la ripetizione fastidiosa e un po’ pesante dei nomi propri Carlo e Luigi; ma ci sono dei casi in cui tali nomi propri devono essere ripetuti, altrimenti il testo non sarebbe chiaro. A differenza del tipo 2, le sostituzioni dei tipi 3 e 4 danno elementi nuovi sono cioè funzione della progressione: che Carlo e Luigi siano giovani lo si può dedurre dal fatto che vanno a scuola; ma che siano amici è detto soltanto alla fine del II capoverso. Vediamo ora le sostituzioni del tipo 4: ritardatario condensa in un nome il contenuto di una frase; oltre a svolgere tale funzione, spilungone, vocabolo espressivo, aggiunge una nota simpatica e scherzosa alla descrizione di Carlo; passeggiata e giro (rispettivamente nel I e nel II capoverso) sono dei quasi sinonimi.

ANÀFORA E CATÀFORA

Fermiamoci a considerare due frasi del testo. La prima è «LO faranno sicuramente» (II capoverso), in cui, abbiamo detto, il pronome LO sostituisce la frase finiranno… in pizzeria. Nello svolgimento del testo si tratta di un riferimento all’indietro (a quanto precede). Invece nella frase pronunciata da Carlo «l’ho sempre detto che non sei puntuale» il pronome LO si riferisce a quanto viene dopo: è un riferimento in avanti. Nella terminologia linguistica tali riferimenti o collegamenti si chiamano: anàfora (collegamento con quanto precede); catàfora (collegamento con quanto segue): v. 7.7.1. Come appare da quanto abbiamo visto finora, il collegamento tra le varie frasi che compongono il breve testo avviene innanzi tutto per l’unità del tema trattato che si sviluppa senza fratture o “salti logici”, cioè in modo conseguente e razionale.

Il collegamento tra le varie frasi avviene secondo una prospettiva e un’organizzazione gerarchica determinata. Il dire prima o il dire dopo una circostanza non è una scelta innocente, ma corrisponde a un progetto ben definito nella mente di chi scrive. Una ripetizione omessa o una sostituzione mal fatta possono rendere difficile o addirittura impossibile la comprensione del testo. Immaginiamo di cambiare qualcosa al III capoverso: Il primo ad arrivare è un ragazzo molto alto e magro. Lui sì, che è sempre puntuale. Egli invece, con una scusa o con l’altra, arriva sempre un po’ tardi. Eliminando il nome Carlo e sostituendo l’altro con egli abbiamo combinato un pasticcio. I due protagonisti ora si confondono tra loro: un bel grattacapo per il lettore!

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