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Marcel Proust | Una vita “Alla ricerca del tempo perduto”

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Nei primi decenni del Novecento la Francia continua a detenere in ambito letterario quell’egemonia che aveva acquisito già negli ultimi decenni del secolo precedente. Per lo sviluppo che da alle conquiste letterarie e poetiche precedenti, per la validità dei risultati raggiunti e per l’influenza che eserciterà sulla narrativa Europea, l’autore di gran lunga più importante di questo periodo è Marcel Proust.

LA VITA E I LIBRI

Nasce a Parigi nel 1871 da una famiglia di agiata borghesia. A 9 anni Proust ha già i primi attacchi di quella malattia, l’asma, che lo tormenterà per tutta la vita. Cresce con un quasi morboso attaccamento verso la madre, descritto in pagine famose della sua opera. In un ambiente ovattato dalle più tenere cure familiari segue gli studi in modo irregolare.

Dal 1890 in poi frequenta i salotti mondani, ricercato per le sue qualità di raffinato parlatore, per le sue manie e i suoi vezzi da Dandy. Su questo egli stesso contribuisce a creare una certa leggenda; stringe legami con pittori e poeti simbolisti e collabora alle riviste di cui pullula Parigi.

Dopo la morte della madre, nel 1905 la sua vita cambia profondamente. Traumatizzato da quell’evento, oppresso dalla aggravarsi dell’asma, si isola. Trascorre le sue giornate in una camera tappezzata di sughero per sottrarsi ad ogni rumore e inizia la composizione del grande ciclo narrativo “Alla ricerca del tempo perduto“. Fino alla morte non vive che per la sua opera, in una relegazione secondo la sua stessa metafora da “Arca di Noè“.

Il primo volume dell’opera è completo nel 1911, ma nessun editore disposto a pubblicarlo (André Gide, consulente dell’editore più famoso di Parigi, lo rifiuta). Viene stampato nel 1913 a spese dell’autore. Il secondo volume “All’ombra delle Fanciulle in Fiore” ottiene però il premio Goncourt e gli altri vengono pubblicati dopo la sua morte, avvenuta nel 1922.

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

L’opera – più di 3000 pagine – si articola in sette parti. Il protagonista narratore, assecondando fortuite sollecitazioni rievoca vicende, personaggi e luoghi della sua infanzia.

Fascino e bizzarria sconfinante nella normalità sono le caratteristiche degli esponenti di questo mondo, legati tutti da una complessa trama di ambizioni di fatuità. Ma in seguito ad un ritorno a Balbec, nel protagonista la passione per Albertine erompe con torturante intensità. I due vivono assieme a Parigi ma il protagonista, che aspira a realizzarsi nel possesso completo della creatura amata, sente che anche a segregarla e tenerla prigioniera, Albertine gli sfuggirà. Un giorno essa fugge realmente e muore in un incidente: ne deriva per il protagonista un angoscioso travaglio, fatto di gelosia retrospettiva e di ricordi da cui fatica a liberarsi.

Scoppia intanto la Prima Guerra Mondiale. Incontri con personaggi del Mondo frequentato spingono il protagonista a constatare malinconicamente una legge di cambiamento e di decadimento nelle vicende umane. L’opera si conclude con un’illuminazione che è una dichiarazione poetica:

Fissare con la creazione artistica momenti del passato equivale a recuperare il tempo perduto.

Marcel Proust

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RETROTERRA CULTURALE

Pur trattandosi di un’opera di estrema originalità, la critica ha indicato per la Ricerca alcuni presupposti culturali e modelli della tradizione francese cui è riconducibile. Vediamone alcuni:

PRIMO: la produzione memorialistica e saggistica di costume di tanti autori del 600 è del 700, che hanno descritto dal di dentro il loro ambiente, con ricchezza di dettagli e attento studio dei costumi e delle leggi.

SECONDO: la lunga tradizione di analisi psicologica, di attento e inclemente esame dell’animo umano che parte dai saggi di Montaigne e, passando attraverso i moralisti del 600 francese, arriva sino al romanzo psicologico di fine 800.

TERZO: tutte le conquiste della poesia francese di fine 800, che avevano portato alla valorizzazione delle “corrispondenze”, dei reconditi rapporti tra stato d’animo e natura.

QUATTRO: la filosofia di Bergson, con la teorizzazione del tempo interiore, del tempo come durata.

Questi precedenti si amalgamano in un’opera di straordinaria novità. Tuttavia, è alla prima di queste componenti che vanno accostati certi aspetti assai importanti, anche se spesso messi in ombra, della Ricerca: la sua caratteristica di grandioso affresco di un’epoca attraverso le vicende di due gruppi sociali, l’aristocrazia e l’alta borghesia; la presenza di una infinità di pagine colme di scene animate, pullulanti di personaggi altamente caratterizzati, tanto da diventare emblemi di un epoca. I nomi di Balzac e di Dickens, che a questo proposito sono stati fatti dai critici, ci dicono dell’altezza dei risultati raggiunti da Proust. A questo proposito Fortini, uno dei migliori traduttori di Proust, osserva:

La Ricerca è anche la commedia umana dell’età fra l’Otto e il Novecento.

IL RECUPERO MEMORIALE

Ma la novità fondamentale di Proust non è certo in questa caratteristica, bensì in quell’insieme di modalità, di tecniche di rappresentazione con le quali lo scrittore fa rivivere questa società storicamente determinata: qui sono evidenti le suggestioni degli altri precedenti sopra elencati. Anche Proust è convinto, e siamo sulla scia che va da Baudelaire e il simbolismo che compito del poeta sia:

Liberare l’essenza del sensazioni componendole, per sottrarle alla contingenza del tempo, in una metafora.

E che l’artista non inventa ma scopre; assegnando all’arte il compito di cogliere nascoste corrispondenze, egli dichiara che:

Dipende da noi rompere l’incanto che tiene prigioniere le cose, portarle sino a noi e impedire che cadano per sempre nel nulla

Ma le sensazioni e le cose – il bacio della buonanotte della mamma che conclude la giornata del ragazzo morbosamente sensibile, o le vetrate della chiesa di Combray – sono immerse nel flusso della transitorietà e dell’effimero. Sono sottoposte al tempo che le disintegra e le travolge (proprio sul tempo, sul cadere nel nulla, insistono le due citazioni sopra riportate).

MEMORIA VOLONTARIA E MEMORIA SPONTANEA

Si tratta quindi di impegnare questa strenua lotta contro il tempo, di salvare questo prezioso patrimonio del nostro Io più autentico. Già Bergson aveva parlato di coscienza interiore, di una coesistenza di passato e presente nel fluire della coscienza. Proust non pensa che questa presenza – o meglio questo recupero del passato – sia un dato permanente. Della coscienza egli distingue due tecniche di recupero: memoria volontaria e memoria spontanea.

La memoria volontaria o intellettuale richiama alla nostra intelligenza tutti i dati possibili del passato, ma in termini per così dire logici, senza restituirci quell’insieme di sensazioni e sentimenti che contrassegnano quel giorno o quel momento come qualcosa di irripetibile; la memoria spontanea o sensoriale, sollecitata da una sensazione casuale, un profumo un sapore o una musica, ci rituffa nel passato con un procedimento alogico che ci permette però di sentire nel presente quel passato, di riviverlo nel suo clima e di costruire l’edificio immenso del ricordo.

È questa la famosa “intermittenza del cuore” ed è questa la tecnica da seguire per il recupero memoriale basato quindi sull’analogia, anzi su una vera e propria identità tra la casuale sollecitazione presente e ciò che è sepolto nel tempo perduto. Tutta la Ricerca – è stato notato dalla critica – si può considerare come un’intermittenza del cuore.

LA TECNICA NARRATIVA

Il recupero sarà completo e l’uomo si sarà liberato dalla paura della morte solo quando avrà trovato con sovrumano impegno la forma perfetta di quel Paradiso (dal momento che “i veri Paradisi sono quelli perduti”). Si tratta quindi di un problema di creazione artistica. Sulle caratteristiche che queste creazioni assumono nella Ricerca è opportuno proporre alcune osservazioni.

PUNTO 1

per assecondare la legge di questo recupero memoriale, cioè il diagramma tutt’altro che lineare della memoria involontaria, Proust procede nella narrazione senza seguire un ordine cronologico normale, logico, ma con continui trapassi dal presente al passato, con un andirivieni Da un episodio all’altro, da un ricordo all’altro. Questi passaggi o transizioni, come notato da Fortini:

Creano sospensioni, ritardi, effetti d’eco. Variano continuamente il rapporto fra la rilevanza e la durata psicologica media o normale degli eventi e quelle che essi assumono sulla pagina: il lettore subisce una continua deformazione delle proporzioni, come per una lente che gli venisse ora allontanata, ora avvicinata… la transizione è lo strumento stilistico che intende riflettere l’importanza psichica decisiva del flusso di coscienza e che quindi consente di passare da pagine o passi di uno straordinario realismo e di altissima capacità mimetica a pagine o passi di astratto ragionamento di lirica esaltazione.

Riflessione di Fortini

Tutto ciò – è importante notarlo – non è affidato all’irrazionale, alla caotica successione di sensazioni gratuite. Obbedisce a un sapiente gioco di rispondenze, ha un reciproco integrarsi tra una transizione e l’altra, al dominio dell’artista sul pullulante matematico mondo della coscienza. E ciò spiega come nello stile di Proust ci sia impegno a definire, ordinare, paragonare. Per Proust insomma anche la sperimentazione di una nuova tecnica narrativa va ricondotta entro precise esigenze di architettura, di chiarezza.

PUNTO 2

nella Ricerca c’è un incrociarsi di piani psicologici. Come ha notato E. Wilson, il protagonista narratore rievoca l’infanzia ma con le disposizioni d’animo – volta per volta differenti – dell’uomo maturo. Swann ci viene presentato prima attraverso le impressioni che suscitavano del fanciullo, poi attraverso quelle ben diverse che provoca nell’adolescente e nel giovane protagonista narratore.

Odette de Crécy ci viene rivelata in una varietà di aspetti, ma attraverso le impressioni dei vari uomini che l’hanno amata; il Bois de Bolougne, prima sfondo per il giovane protagonista della luminosa bellezza di Odette, diventa poi un’altra cosa quando quella presenza femminile quell’atmosfera non sono altro che un ricordo.

CONSEGUENZE LETTERARIE

Da ciò deriva come conseguenza il frantumarsi della tradizionale figura del personaggio concepito come un coerente e unitario blocco psicologico; ora il personaggio si disintegra e al suo posto si hanno le varie e difformi immagini che esso assume nella coscienza degli altri: in Proust cioè l’interesse si sposta dalla caratterizzazione del personaggio alla rappresentazione della dinamica, del meccanismo della coscienza. Su questa strada si porranno Joyce con “Ulisse” e tanta narrativa del Novecento che vedrà la scomparsa del personaggio è il prevalere del famoso “flusso di coscienza” . E vale la pena sottolineare che esiste uno stretto rapporto tra questa inesauribile molteplicità di prospettive dalle quali un personaggio viene visto e le fondamentali acquisizioni della fisica moderna, per la quale:

Tutte le nostre osservazioni sui fenomeni dell’universo sono relative, poiché dipendono dal luogo in cui ci troviamo, dalla velocità e dalla direzione in cui ci stiamo muovendo. Proust ha ricreato il mondo del romanzo dal punto di vista della relatività, ha dato per la prima volta alla letteratura un equivalente totale delle nuove teorie della fisica moderna.

E. Wilson

Queste sono solo alcune osservazioni che propongo come elementi da tener presenti nella lettura. In realtà, la Ricerca è di una straordinaria complessità, è una vera e propria “discesa agli inferi” della coscienza, la più vasta e suggestiva ricognizione dei meccanismi e dei meandri dell’animo umano che l’arte del 900 abbia prodotto.

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