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“Appuntamenti in nero” di Cornell Woolrich | Recensione

Appuntamenti in nero

Prima di recensire “Appuntamenti in nero” di Cornell Woolrich, occorre specificare un paio di dettagli.

Prima di tutto, l’opera è stata pubblicata nel 1948, negli anni della seconda guerra mondiale; durante la lettura troverete un capitolo che esprime appieno le emozioni di quegli anni.

Secondariamente Cornell Woolrich, come specificato in quarta di copertina, è spesso stato accostato stilisticamente a Fitzgerald. Questo non mi stupisce: nella lettura ho trovato piacevolmente molti punti in comune con l’autore americano, uno su tutti la tendenza a raccontare l’amore in un modo unico, sognante e allo stesso tempo malinconico. A tal proposito, riporto uno spezzone tratto da “Appuntamenti in nero”:


A volte le persone cambiano, Bucky, è così che devi vederla. L’amore non è come il cemento, che una volta versato rimane duro e compatto per sempre. L’amore è fluido, e ogni tanto trova una fessura e perde, e prima che tu lo possa fermare è già corso via.

tascabili Einaudi, 2000 – prima edizione 1949 – p. 88

ANALISI DELL’OPERA

Ma ora passiamo all’opera “Appuntamenti in nero” nel dettaglio, che è tutto fuori che una commedia romantica. Non mancano dettagli crudi e sentimenti spietati. Siamo nel pieno noir, il romanzo si apre con un omicidio che spezza l’amore intenso di una coppia giovane ed abitudinaria. Nessuno spoiler, non preoccupatevi, accade nelle primissime pagine ed è parte della sinossi. La ragazza muore, il ragazzo sparisce nel nulla, e qui termina il primo capitolo.

Da questo momento in poi, ogni capitolo racconta una storia differente, con personaggi sempre nuovi ma accomunati da un unico destino: un amore intenso destinato ad essere interrotto dallo stesso serial killer. I singoli capitoli vengono allacciati dall’operato di Cameron. Il detective, che viene presentato dall’autore come uomo intelligente ma allo stesso tempo viene sottovalutato dal capo dipartimento, trova un ulteriore ostacolo nella sfortuna e nell’azione dei protagonisti; anziché aiutarlo nelle indagini, questi fanno sempre di testa propria, mettendo a repentaglio le vite delle persone che amano e la reputazione del detective.

Devo ammetterlo, l’opera è geniale. Il narratore onniscente viene gestito con maestria e non toglie eccessivamente la sensazione di realtà al lettore. I caratteri del romanzo noir ci sono tutti: omicidi, pericolo, indagini, mistero. Tanto mistero. Troppo? Forse.

Ciò che indubbiamente mette in difficoltà è la natura spezzata della narrazione. Al termine di ogni capitolo, come già  detto, la storia pare azzerarsi e ripartire da capo. Non è certo un libro che si può leggere dilazionato nel tempo oppure in spiaggia, tra le onde del mare e il chiacchiericcio della gente: richiede attenzione, occhio al dettaglio e predisposizione al genere.

Forse, proprio per questo motivo, è un capolavoro. CONSIGLIATO

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