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DAL 1900 A OGGILetteratura

“Il Regno” – Rivista fiorentina

rivista il regno

Anche se non fu una rivista letteraria, Il Regno merita attenzione perché collaborò con letterati come Papini, Borgese e Prezzolini. Inoltre, in questo periodo della storia italiana il nesso tra miti letterari e implicazioni politiche è particolarmente evidente e determinante.

Enrico Corradini fonda la rivista “Il Regno” nel novembre 1903. Essa rappresenta il mezzo più idoneo per realizzare aspirazioni militanti; da ciò deriva l’osmosi con le riviste letterarie “Leonardo” e “Hermes”.

CRITICA ALLA BORGHESIA

Nel primo numero Corradini, presentando la rivista, indica due direttive fondamentali:

Il Regno vuole essere una voce contro la viltà presente […] Prima di tutto contro quella dell’ignobile socialismo […] E altresì per vituperare la borghesia italiana che regge e governa.

Primo numero de “Il Regno”

L’atteggiamento di Corradini verso la borghesia, tuttavia, è molto diverso da quello di altri letterati come D’Annunzio, mosso dal ripudio dei gusti e della mediocrità borghese. Corradini polemizza con la borghesia contemporanea – con l’ausilio di Papini e Prezzolini – proprio perché vuole una rinascita borghese. Egli teorizza la supremazia della classe borghese e critica unicamente gli esponenti attuali, inadatti a svolgere il ruolo.

I punti su cui la rivista Il Regno spinge per criticare la borghesia sono essenzialmente due: la mancata difesa contro il partito socialista in ascesa e l’espansionismo coloniale; e dalle pagine di questa rivista che si inizia a parlare di quella che diventerà poi la “missione africana”.

INDIVIDUALISMO E CELEBRAZIONE DELLA NAZIONE

Nella rivista Il Regno c’è un’altra posizione che è stata sottolineata dalla critica. Corradini introduce nel tempo due concetti: il superamento della mitologia individualistica e la celebrazione della “nazione”.

L’individualismo – già teorizzato da Darwin, Nietzsche e D’Annunzio – si pone contro la democrazia e i principi egualitari (trionfo del numero), contro le limitazioni che una vita associata deve imporre. Ma se lo stato è concepito come strumento di potere dei “migliori”, se lo stato è dei “produttori” e attraverso di esso la borghesia può esercitare la sua egemonia, allora l’individualismo non è più antagonistico nei riguardi dello stato. Anzi, trova nello stato autoritario al servizio di questa classe di migliori lo strumento per realizzarsi ed espandersi.

Questo concetto, culto delle élites tipico della cultura tra Otto e Novecento, verrà ripreso e rielaborato – tramite Gentile – dal fascismo.

CHIESA E STATO

All’inizio del 1905 Corradini cede la direzione della rivista ad Aldemiro Campodonico e si dedica esclusivamente alla politica.

Nel 1910 fonda l’associazione nazionalista, prima, e il partito nazionalista dopo (dirigerà l’organo correlato “L’idea Nazionale”). Sarà acceso interventista e favorirà nel dopoguerra la fusione tra partito nazionalista e movimento fascista, avvenuta nel marzo 1923.

Nella rivista Il Regno sotto la direzione di Campodonico trovò posto una recisa presa di posizione laicista. In sostanza, una lotta contro l’invadenza della teocrazia nella politica, un atteggiamento ostile al connubio tra borghesia e forze clericali che troverà espressione nel Patto Gentiloni.

Questa posizione derivava dal timore che la Borghesia dovesse dividere con altri la propria egemonia: non a caso, pure Papini si schierò contro i democratici cristiani, definendoli “scimmie dei socialisti”. Corradini in specie invitava a distinguere cristianesimo (religione democratica) da cattolicesimo (forza d’ordine, ideologia e funzione politica conservatrice).

CONCLUSIONE

Corradini, Papini, Prezzolini e Borgese avrebbero voluto essere i mentori intellettuali e politici della borghesia italiana di quei primi anni del Novecento. Nello specifico, di quei gruppi borghesi all’inizio dell’ascesa capitalistica, che avevano la mira di conquista dello stato.

Come risultato, essi furono succubi e interpreti di quegli interessi, economici e sociali, che loro stessi credevano fosse “missione” da risvegliare. Furono così le “mosche cocchiere” di quel capitalismo che quindici anni più tardi costituirà la grande forza del fascismo.

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