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DecameronLetteratura

Ciappelletto, il falso santo – Decameron, primo racconto

Ciappelletto

Il primo giorno del Decameron si apre con il racconto di Panfilo.

La storia narra di un certo Musciatto Franzesi, che appare come il protagonista ma in realtà si defilerà presto dall’azione.

Musciatto, ricchissimo commerciante, deve andare in Italia con il fratello del re di Francia. Tuttavia, ha un sacco di affari da risolvere e inizia a delegarli. Ne resta solo uno, piuttosto spinoso, ancora da affidare: si tratta di alcuni crediti che deve riscuotere presso i Borgognoni, gente nota come rissaiola e ingannatrice.

Gli viene in mente di una persona che sarebbe perfetta per questo lavoro: Ciappelletto da Prato. Ciappelletto è il dottore meno etico che il mondo abbia mai conosciuto. Ama falsificare documenti e allo stesso tempo odia le carte in regola; poi, dato che in Francia le parole sotto giuramento sono considerate sacre, si diverte a mentire in questa circostanza; infine, non si fa scrupoli a uccidere e maltrattare le donne. Insomma, parliamo proprio del peggior uomo – se così si può definire – mai esistito.

Ciappelletto ha bisogno di Musciatto, perché quest’ultimo ha sempre sfruttato le sue forze e conoscenze per coprire i suoi casini. Lo convoca dunque e gli propone di andare dai Borgognoni a riscuotere i crediti per lui, garantendogli una percentuale a lavoro compiuto. Ciappelletto aveva due buone ragioni per accettare:

  • Era disoccupato e aveva bisogno di soldi
  • Se Musciatto stava partendo, la protezione di cui godeva stava per svanire

Così accetta al volo. Si reca dai Borgognoni e viene ospitato da due fratelli usurai, che su ordine di Musciatto si accertano che venga trattato bene. Ciappelletto starebbe anche svolgendo bene il lavoro affidatogli, senza commettere casini o ricorrere alla violenza, ma sfortunatamente si ammala.

I due fratelli si prendono cura di lui senza badare a spese, ma Ciappelletto peggiora sempre di più e iniziano a rendersi conto che creperà dentro le mura della loro casa. Si riuniscono dunque nella stanza accanto e iniziano a confabulare sul da farsi:

  • Se lo buttano fuori di casa per non avere rogne, la gente li giudicherà per la loro cattiveria. Scelta sconsigliata, dato che sono già odiati in quanto usurai;
  • Se lo tengono in casa, nessun prete vorrà confessarlo prima di morire tanti sono i suoi peccati. Verrebbe gettato nella discarica come un cane.

Nel frattempo, Ciappelletto origlia tutta la conversazione e li chiama in camera sua. Dice loro di non preoccuparsi, che avrebbe fatto in modo di sistemare la situazione senza compromettere la sua e la loro integrità. L’unica cosa che devono fare è procurargli un frate. I due fratelli così fanno, e gli portano il frate più venerabile e santo in terra.

Al cospetto del frate, Ciappelletto chiede di poter dire tutti i suoi peccati sin dalla nascita, sostenendo che per lui è pratica comune ogni volta che si confessa. Ne viene fuori un dialogo spassoso e al limite dell’assurdo:

Orbene, tu che sei stato mercante: ingannasti mai una persona come fanno tutti i mercanti?

Domanda del Frate

Signore sì. Ma non so chi fu, se non che uno, avendomi recati danari che egli mi dovea dare di panno che io gli avea venduto, e io messogli in una mia cassa senza annoverare, ivi bene ad un mese trovai ch’egli erano quattro piccioli più che essere non doveano; per che, non rivedendo colui e avendoli serbati bene uno anno per rendergliele, io gli diedi per l’amor di Dio.

Risposta di Ciappelletto

In poche parole, sostiene di aver venduto una pezza e che il cliente gli abbia dato quattro monete in più: lui ha provato a conservarle un anno per tornarle al cliente, ma questo non è mai tornato per chiederle; così, sostiene di averle date in beneficenza.

Il frate, di fronte a decine di confessioni come questa, decreta che è una sorta di santo in terra. Dato che sta per morire, gli dà l’estrema unzione e propone anche agli altri frati di seppellirlo nel loro convento. Pensa che magari, essendo così “santo”, Dio veicolerà i suoi miracoli tramite il suo corpo. Intanto i due fratelli se la ridono da dietro la porta.

Finisce così, la novella. Ciappelletto, uomo ignobile in terra, viene sepolto in convento e acclamato alla folla come santo. Diventa San Ciappelletto, e il popolo inizia a venerarlo più di qualunque altro santo in loco, senza sapere – né quel giorno, né mai – la vera natura di quell’uomo.

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