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Grammatica

L’attributo e le sue funzioni

Attributo

L’attributo (dal latino attributum “ciò che è attribuito”) è un aggettivo che serve a qualificare, determinare, caratterizzare un sostantivo dal quale dipende sintatticamente.

Grammatica italiana con nozioni di linguistica – Dardano e Trifone, pag 110

Può essere riferito al soggetto, al complemento oggetto, a un qualsiasi complemento indiretto, alla parte nominale del predicato nominale e con essi concorda nel genere e nel numero; non può essere riferito al predicato verbale.

Per esempio:

  • Un uomo intelligente risolve problemi difficili

è una frase nella quale intelligente è l’attributo del soggetto (un uomo), difficili invece quello del complemento oggetto (problemi).

  • Luisa è arrivata alla stazione centrale all’ora prevista

è una frase in cui centrale è l’attributo del complemento di moto a luogo (alla stazione), prevista è l’attributo del complemento di tempo (all’ora).

  • Paola è una ragazza simpatica

è una frase in cui simpatica è l’attributo della parte nominale (una ragazza).

Quali valori può assumere?

L’attributo può essere costituito da un qualsiasi aggettivo (qualificativo, possessivo, dimostrativo, indefinito, interrogativo ecc.) e anche da un participio usato con valore di aggettivo: quella giovane è mia sorella (mia è attributo della parte nominale); scegli un oggetto qualsiasi (qualsiasi è attributo del complemento oggetto); ho letto un libro entusiasmante (entusiasmante è attributo del complemento oggetto).

L’attributo può essere qualcosa di accessorio che si aggiunge a un elemento fondamentale della frase oppure può essere parte integrante dell’elemento cui si riferisce. Per esempio, il celebre tenore cantò una bella romanza manterrebbe un senso (sia pure meno preciso) se fossero eliminati i due attributi celebre e bella. Invece la frase con la luce spenta non vedo nulla diventerebbe priva di senso se l’attributo spenta fosse eliminato.

Il valore dell’attributo può essere confrontato sia con il complemento di specificazione sia con il predicato nominale. Consideriamo per esempio:

  • (attributo) “L’area comunale”
  • (compl. di specificazione) “L’area del comune”
  • (predicato nominale) “L’area è comunale”

Tra del comune e comunale c’è un rapporto di derivazione (da un nome a un aggettivo). Si tratta di due determinanti che non differiscono molto fra loro per le caratteristiche sintattiche e per il significato. Invece fra il sintagma nominale l’area comunale e la frase con predicato nominale l’area è comunale c’è una differenza sintattica: la presenza del verbo essere.

Sapendo che serve principalmente a determinare il sostantivo cui si riferisce, osserviamo come tale funzione possa essere svolta nella frase anche da altri elementi. Per esempio, se confrontiamo:

  • Un famoso cantante

con

  • Un cantante di grido

Ci accorgiamo che l’aggettivo famoso e il sintagma di grido hanno la stessa funzione di attributo. Nella frase il brano che segue è tratto dal “Giorno” di Parini la proposizione che segue equivale a “seguente”, cioè a un attributo. I sintagmi preposizionali (di grido, d’avanguardia ecc.) e le preposizioni relative svolgono la medesima funzione di determinanti della testa del sintagma nominale.

LE FUNZIONI DELL’ATTRIBUTO

Volendo distinguere più in particolare le sue funzioni, se ne possono ricordare tre fondamentali:

  • Può quantificare (funzione quantificatrice): i quattro giovani, il terzo piano, i numerosi visitatori, le poche automobili.
  • Può caratterizzare il sostantivo (funzione caratterizzante), vale a dire può individuare una più ristretta categoria di riferenti fra quelli indicati dal sostantivo e può attribuire a tale categoria un carattere particolare: i ragazzi sportivi, cioè non tutti ma soltanto quelli a cui si applica il carattere di “sportivo”.
  • Infine, può svolgere una funzione esornativa (dal lat. exornare, adornare), cioè può esprimere una qualità che è implicita nella definizione stessa del sostantivo cui l’attributo si riferisce: la bianca neve, l’oscura notte, il dolce miele. Appartengono a questo tipo gli epiteti (dal greco epitheton “ciò che è aggiunto”) esornativi che ricorrono nel linguaggio poetico tradizionale: il pié veloce Achille.

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