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Consideriamo ora un altro aspetto importante dello studio dei significati: omonimia e polisemia. Leggiamo le seguenti frasi:


  1. L’era volgare comincia con la nascita di Cristo;
  2. Giovanni era venuto all’appuntamento;
  3. La saliva è prodotta da alcune ghiandole;
  4. Maria saliva lentamente la scala.

Nelle prime due frasi, la parola sottolineata ha lo stesso significante ma diversi significati. In questo caso, era ed era sono omonimi (dal greco homonymos “stesso nome“). Sono due lessemi appartenenti a diverse categorie grammaticali. La stessa cosa la troviamo nelle altre due frasi, con saliva e saliva. In questi due casi c’è una diversa categoria grammaticale appunto (verbo e parola) ma possono anche esserci omonimi di uguale categoria ma che differiscono per semeni (diverso campo semantico, come lama del coltello e lama animale).

A differenza dell’omonimia, fenomeno piuttosto particolare e risultate sia da fattori diacronici (vedi articolo su diacronia e sincronia) sia dal contatto linguistico, la polisemia (dal greco polys– “molto” + il tema di semaino “significo“) riguarda la coesistenza di più significati nella stessa parola ed è un fenomeno onnipresente e centrale nelle lingue. Più una parola è frequente, più è potenzialmente polisemica. La polisemia è importante perché: attua un economia di vocaboli; aiuta a ricordare più facilmente i vocaboli. Per esempio:

  1. Il ladro passa per la finestra;
  2. Mario passa a casa di Piero;
  3. La pasta passa di cottura;
  4. L’alunno passa (ad) un esame;
  5. Il tempo passa;
  6. Il raffreddore passa.

Si potrebbe andare avanti ancora per un bel po’, ma già qui possiamo notare che, in sei frasi, il verbo passa assume sei significati diversi:

  1. Passa = attraversa;
  2. Passa = va;
  3. Passa = eccede il limite;
  4. Passa = è promosso;
  5. Passa = trascorre;
  6. Passa = finisce.

UN SIGNIFICATO VARIA, L’ALTRO NO

In ogni parola c’è dunque un significato di base e uno che varia in rapporto al contesto. Vero è che la distinzione tra omonimia e polisemia pone qualche problema. In genere, il lessicografo considera omonimi i lessemi che hanno: 

  • Diversa etimologia; 
  • Diversa categoria grammaticale; 
  • Significati molto diversi.

Mentre fa rientrare nella polisemia significati tra loro lontani, come risulta da qualche esempio della terminologia automobilistica:

  • Candela (di cera) / candela (della macchina);
  • Sterzo (dell’aratro) / sterzo (della macchina);

Una delle fonti principali della polisemia è la metafora, come risulta da esempi quali braccio di ferro, un buco di dieci milioni. La polisemia, infine, può essere prodotta anche mediante la metonimia, ovvero lo scambio tra significati contiguibere un bicchiere o manca la luce.

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